Come scegliere una bicicletta elettrica

Come scegliere una bici elettrica da zero senza avere alcun dubbio sull’acquisto

Negli ultimi anni, il mercato delle biciclette elettriche è andato incontro ad una crescita impressionante, ben oltre ogni rosea aspettativa. Pertanto, ecco un’analisi a 360 gradi sul perché vale la pena acquistare una bici elettrica.

Prima di tutto,

cos’è una bici elettrica?

Nota nell’immaginario collettivo, oramai con il termine e-bike, possiamo definire la bici elettrica come quella dotata di motore elettrico. Non è, però, un motorino e si caratterizza per velocità tutto sommato modeste. Affinché sia equiparata alla bici tradizionale, la presenza del Pas System (meglio noto come sistema di pedalata assistita) risulta indispensabile. Fare meno fatica quando si pedala in città e affrontare salite ostiche sono due degli scopi per cui piace, come attestano i buoni risultati di vendita.

Storia

La storia della bici elettrica è piuttosto datata. Era il 1895 quando Odgen Bolton Junior, in qualità di inventore, depositò il primo brevetto. Anni dopo, e precisamente nel 1913, un giovane, divenuto poi magnate, Howard Hughes, inserì nel triangolo della sua bici un motore elettrico. Ma fu il Bowden Spacelander con il suo design futuristico a destare l’attenzione di molti curiosi: era il 1946 quando Ben Bowder, presentò ufficialmente quello che viene considerato il primo modello.

Perché si è diffusa in questo incredibile modo?

Quali sono le reali motivazioni per descrivere la diffusione, per certi aspetti decisamente inaspettata, di questi mezzi innovativi? Nelle strade del Belpaese se ne vedono sempre più. E se all’inizio si pensava che quella della bicicletta elettrica fosse soltanto una delle tante mode del momento, con il passare del tempo, vista la crescita annua, si è capito che le motivazioni di questo successo, specialmente per ciò che concerne il pianeta delle mountain bike, vanno ricercate altrove. In primis, anche se i costi di gestione di una bicicletta elettrica non si discostano più di tanto da quelli di uno scooter, c’è da registrare l’attenzione alla componente eco-friendly a cui gli italiani, specie negli ultimi tempi, sono decisamente più sensibili. E diciamolo pure, era anche giunta l’ora.

In secundis, occorre sottolineare che l’e-bike risulta un mezzo di trasporto perfetto nel traffico urbano, specie nelle tratte a brevi distanze o ancora nei percorsi outdoor, particolarmente amate dalle famiglie. Tuttavia, anche i ciclisti, da quelli amatoriali a quelli più estremi, grazie alla bicicletta elettrica, possono percorrere all’insegna della più totale sicurezza dei sentieri e delle pendenze che, in linea di massima, metterebbero a dura prova anche i professionisti.

Quindi, tirando le somme, l’idea di fondo incentrata sul risparmio di sforzi e di fatica si rivela senza ombra di dubbio determinante nel decretare la popolarità raggiunta dalle biciclette elettriche. Tuttavia, non è il solo fattore che ne ha decretato il boom. Il design e la tecnologia, a tal proposito, giocano senza ombra di dubbio un ruolo di cruciale importanza. Nello specifico, se la componente estetica, propone forme accattivanti e linee morbide, che assicurano un utilizzo piacevole, la tecnologia innovativa, tutta incentrata sulla compattezza del motore, sulla batteria dalla lunga autonomia e sulla leggerezza dei componenti, assicura prestazioni più che soddisfacenti.

Anche la piacevolezza della pedalata si rivela un parametro assai utile per descrivere i positivi risultati di vendita di questo mezzo di trasporto a due ruote, decisamente all’avanguardia. Sul mercato, poi, è possibile trovare soluzioni perfettamente adeguate nell’assicurare ai numerosi acquirenti tutta la sensazione di piacevolezza e di benessere su ogni tipologia di tracciato.

Quali tipologie esistono?

Due sono sostanzialmente le tipologie differenti: Pedelec, meglio note come biciclette a pedalata assistita, e biciclette elettriche. Qual è la loro sostanziale differenza? Se le biciclette a pedalata assistita dispongono di un motore, in grado di attivarsi soltanto durante la pedalata con il reale intento di dare una mano al ciclista, quelle elettriche vere e proprie funzionano senza bisogno di spingere i pedali. Quindi, in definitiva, i Pedelec, a motore spento, non si discostano più di tanto dalle classiche biciclette. Il funzionamento dei modelli elettrici avviene anche senza spingere sui pedali, visto e considerato che vi è la più totale indipendenza fra la pedalata del ciclista ed il motore elettrico.

Addentrandoci nei tecnicismi, volti ad istruire il lettore nella scelta nella massima autonomia su quale bicicletta elettrica acquistare, tiriamo in ballo il Codice della Strada. Ai sensi della Legge, infatti, nelle biciclette a pedalata assistita il motore ha dei limiti, vista la velocità massima pari a 25 chilometri corrispondente in termini di potenza nominale a 250 Watt. I Pedelec, di fatto, non necessitano di patentino, di immatricolazione, di targa e di assicurazione per il loro utilizzo. Anche su piste ciclabili. Le versioni elettriche, dotate di motore contraddistinto da una certa potenza, al punto da rimpiazzare la classica pedalata, vanno omologate proprio come tutti i veicoli a due ruote. Naturalmente, oneri inclusi.

Ma la classificazione non si esaurisce qui. Sulla stessa falsariga di quanto avviene con le bici classiche, anche nei modelli elettrici vi sono versioni tipicamente da città, soluzione per strada e last but not least mountain bike.

Altra suddivisione meritevole di attenzione è quella inerente alle versioni Front e Full Suspended. A grandi linee, dove vi sono le differenze? Se le versioni Front presentano la forcella ammortizzata e la sospensione anteriore, i modelli Full Suspended hanno dalla loro pure la posteriore ed il carro ammortizzato. Non è un caso se spopolano tra gli amanti del trekking e fra coloro che cercano soluzioni polifunzionali, perfettamente in grado di viaggiare anche su fondi tutt’altro che regolari in quanto a superfici. Le rotaie del tram in primis.

Distinzione fra bici elettriche a pedalata assistita e ciclomotori elettrici

In estrema sintesi, le biciclette elettriche a pedalata assistita possono contare su una centralina elettronica intelligente, perché in grado di comprendere quand’è che il ciclista sta utilizzando i pedali e quando non lo sta facendo. L’attivazione del motore elettrico risulta limitata solo all’evenienza in cui ad essere in movimento vi siano esclusivamente i pedali. In definitiva, non vi è una sostituzione netta della pedalata con il motore elettrico. E’ sufficiente pedalare una tantum per tenere attivo il motore della bicicletta elettrica.

I ciclomotori elettrici, invece, presentano un sistema di accelerazione che, mediante apposita leva, posizionata prevalentemente sul manubrio, chiama in causa il motore elettrico per aumentare la velocità a prescindere dall’utilizzo o meno dei pedali.

Essendo motorini elettrici a tutti gli effetti, vanno assicurati, occorre omologarli, immatricolarli ed assicurarli e dotarli di targa. L’utilizzo del casco è imprescindibile per il guidatore.

Cosa sono i sensori di sforzo e i sensori di pedalata?

I sensori di pedalata hanno il compito di comunicare alla centralina se il ciclista sta pedalando o meno. Soltanto se la “risposta” è affermativa, avviene l’attivazione del motore elettrico, ai sensi di quanto indicato nelle principali normative europee. Sono deputati a rilevare la rotazione del pedali. Realizzati mediante magneti che fanno entrare in funzione un sensore fisso sul telaio dell’e-bike ad ogni singola rotazione. Sono inoltre low cost low cost.

I sensori di sforzo, come indica il nome stesso, rilevano lo sforzo o meglio la potenza che il ciclista va ad imprimere sui pedali. Per via della maggiore reattività, costano di più, ma assicurano maggiore naturalezza in fase di pedalata. Sono noti anche come sensori di pressione e la loro mission di fondo consiste nell’assicurare l’assenso all’attivazione nel momento in cui si registra la pur minima pressione dei piedi sui pedali. Di fatto, il motore viene attivata con la partenza da fermo, perché il piede del ciclista fa pressione sul pedale. Se quest’ultima non ci fosse, infatti, l’assistenza elettrica cesserebbe istantaneamente. Il vantaggio dei sensori di sforzo risiede nella modulazione della spinta della propulsione elettrica in fase di marcia. Il tutto con la massima naturalezza e con la più totale precisione. Il paragone con la bicicletta tradizionale ci sta tutto, visto che sembra di dover pedalare sulle classiche due ruote. Ci si rimette in forma, dato che tutti i muscoli sono chiamati in causa e il sangue circola a ritmi di poco superiori allo stato di riposo. Anche a fronte di lunghe tratte, il ciclisti non deve fare un grosso sforzo fisico.

Quale tipo di batteria deve avere?

Allo stato attuale, le batterie delle bici elettriche sono al Litio o Li-lon, analogo standard impiegato su laptop, tablet e smartphone. Quelle a Li-lon sono modernissime e si contraddistinguono per la lunghezza del ciclo di vita: numeri alla mano, sono supportati oltre 1.000 cicli. In linea di massima, i suddetti modelli hanno 36 volte potenza variabile da 8 a 15 ampere per ora (Ah). Per ciò che concerne le tempistiche di ricarica media, queste si aggirano dalle 4 alle 6 ore, in rapporto al modello. Per ciò che concerne il peso delle batterie per le bici elettriche, questo è più o meno di 2 kg.

Ma ciò che caratterizza le batterie per biciclette elettriche è che è possibile rimuoverle dal telaio e che adottano un caricabatteria universale, perfettamente funzionante con ogni tipologia di presa di corrente.

Come si ricaricano le batterie?

Dato che è la batteria la componente principale che incide sull’efficienza della bicicletta elettrica, occorre procedere alla ricarica prestando massima attenzione. Esistono infatti tutta una serie di trucchetti volti a non farle perdere l’autonomia. In primo luogo, è preferibile far raffreddare la batteria del tutto, dopo che è stata utilizzata e prima di ricaricarla in seguito.

Tenere la bicicletta elettrica a temperatura ambiente evita l’eccesso di umidità e i dislivelli tra il troppo caldo e il troppo freddo che incidono sulle prestazioni finali. Specie in fase di rodaggio, è opportuno che la batteria si scarichi del tutto, prima di procedere alla nuova ricarica. In caso contrario, preservarne l’autonomia diventa cosa assai complessa. Attendere un po’ di tempo in più, dopo che il 100% di ricarica è stato raggiunto, non è una scelta sbagliata, visto che nonostante il display indichi che occorrerebbe staccare il caricabatteria, in realtà si è appena sopra il 90% della ricarica. Infine, lubrificazioni delle parti movimentate, la pulizia ed il lavaggio dei componenti non vanno mai procrastinati. Farlo, vuol dire perdere a livello di efficienza. Un’altra precauzione utile è il prestare attenzione anche ai cavi e ai contatti elettrici, visto che un’eventuale infiltrazione d’acqua finirebbe per mettere a repentaglio l’efficienza del sistema.

Differenza tra motore anteriore, posteriore e centrale

La competizione nel settore dei motori elettrici per e-bike, specie nell’ultimo quinquennio, è aumentata a dismisura. Se numerosi brand del settore automobilistico ed elettronico sono scesi in campo per giocare la partita, che tuttora di preannuncia avvincente, beh c’è di certo più di un motivo. Bosch, Bionx, Panasonic e Samsung sono solo alcuni dei pesci grandi in un universo, dove lo spazio per i pesci piccoli sembra essersi sempre più ridotto. Capire il posizionamento del motore è essenziale nell’ottica della comprensione inerente al funzionamento della bicicletta elettrica.

Partiamo dall’idea di fondo che il motore elettrico nell’e-bike può essere posizionato in punti differenti. Le scelte più frequenti ricadono in una posizione anteriore (Front Hub Motor), in una posteriore (Rear Hub Motor) o in una centrale (Central Motor). Tutte le configurazioni hanno punti di forza e qualche tallone d’Achille.

Nel dettaglio:

Front Hub Motor

I motori sul mozzo anteriore sono quelli più economici e i più facili da montare, dato che non interferiscono né con la catena né tanto meno con i pedali. Presentano però una miriade di svantaggi. In primis, se il terreno è scivoloso per via della pioggia, lo slittamento è dietro l’angolo. In salita, la loro resa è pessima, dato che la ruota anteriore corre il rischi di slittare perché va incontro a meno carico in rapporto alla ruota posteriore. Nei percorsi pianeggianti e nelle tratte semplici, la soluzione front hub motor è sufficiente.

Rear Hub Motor

I motori sul mozzo posteriore, vero è che non presentano i rischi di slittamento della ruota tipici di quelli sul mozzo anteriore, però on fase di montaggio, vista l’interferenza con il cambio, presentano qualche difficoltà in più. Rimuovere la ruota bucata è cosa più complessa, dato che occorre scollegare il cavo del motore. Nel trekking e nell’uso in città, la soluzione rear hub motor si conferma valevole.

Central Hub Motor

A dirla in breve, è la posizione centrale quella che si rivela la collocazione maggiormente efficiente e funzionale nell’ottica del funzionamento del veicolo elettrico a due ruote. Il motivo? L’ottimale distribuzione dei pesi, lo sfruttamento appieno della batteria, tradizionalmente installata al posto della borraccia, direttamente sul classico tubo obliquo. La componente estetica svolge un ruolo di primaria importanza: forme armoniose, a fronte di un’eccellente manovrabilità a prescindere dal contesto. Menzione speciale la merita anche la totale integrazione tra trasmissione e motore. Purtroppo, i costi schizzano verso l’alto, vista l’esigenza costruttiva di puntare tutto su un telaio dedicato. Molti degli operatore dei principali brand di biciclette hanno identificato standard specifici con l’intento reale di semplificare la vita nei casi di realizzazione e di progettazione.

Determinante nell’ottica del funzionamento del motore da 250 Watt/36 Volt è il Controller. Cos’è? La classica centralina elettronica in grado di erogare un preciso quantitativo di potenza, tenendo conto, da un lato, dello sforzo che il ciclista mette sui pedali, e, dall’altro, in rapporto alla tipologia di assistenza selezionata. Sostanzialmente, frequenza di pedalata, sforzo e assistenza del motore elettrico sono grandezze direttamente proporzionali, in quanto all’aumento dell’una corrisponderà per forze di cose l’incremento delle altre.

Vi sono poi motori all’avanguardia caratterizzati da differenti modalità di assistenza. In ogni caso, mai più di quattro. Nel passaggio dall’una all’altra, si registra un maggiore sostegno al ciclista fino al raggiungimento della velocità massima, corrispondenti a 25 chilometri orari. Di conseguenza, far passare le e-bike come quei mezzi di trasporto, dove ci si muove senza grossi sforzi e senza fare fatica è un falso mito a tutti gli effetti.

Quale potenza deve avere il motore?

Il limite di legge pari a 250 Watt all’ora, imposto dalla normativa europea 2002/24/CE, non crea grosse differenze.

Motori brushless: il top

I motori per bici elettriche vengono sostanzialmente catalogati in due macro-categorie: con spazzole e senza spazzole. Questi ultimi, denominati brushless, sono quelli più all’avanguardia, perché più efficienti, maggiormente leggeri, di dimensioni più contenute e meno propensi ad andare incontro a malfunzionamenti

Quale autonomia deve avere?

I modelli entry level assicurano 30 minuti di autonomia, mentre quelli di fascia media superano di poco i 40. E nel medio termine cambierà qualcosa? Tutti si aspettano passi da gigante nel settore, come si vocifera da anni. Per ciò che concerne la durata della batteria, si segnala che proprio come il comparto automobilistico anche quello delle e-bike punterà per pacchi batterie ultraleggeri. La bicicletta elettrica si rivelerà ancora più rispettosa dell’ambiente nel giro al massimo di un triennio.

Quali caratteristiche deve avere il telaio?

La robustezza è l’elemento cardine quando si sceglie il telaio di questo modello di bicicletta all’avanguardia. Reggere alle sollecitazioni di un motore elettrico, decisamente maggiori, è essenziale.

In termini di materiali, la scelta può ricadere sul titanio, leggero, resistente, in grado di allontanare la minaccia della ruggine, ma costoso. Oppure, sull’acciaio, più economico, ma tendente ad ossidarsi e piuttosto pesante. In quanto a leggerezza, anche un telaio in carbonio è il top, ma a fronte di costi piuttosto elevati, risulta assai fragile a fronte di impatti contro corpi contundenti. Ideale anche il ricorso all’alluminio, il materiale più economico, che non si arrugginisce, che è dotato di notevole reattività, ma ha un ciclo di vita più breve rispetto agli altri materiali segnalati.

Come faccio a capire che peso deve avere?

Il peso ideale per la bicicletta elettrica non è ancora stato definito. Tuttavia, occorre segnalare che gran parte degli operatori leader di mercato hanno come mission di fondo l’idea di far scendere al di sotto dei 18 chili il peso della bicicletta elettrica. Ad oggi, l’obiettivo è ancora un po’ distante dall’essere centrato. Tuttavia, con il ricorso a materiali particolarmente innovativi, il discorso potrebbe cambiare in maniera radicale.

Che ruolo hanno le marce?

Come faccio a capire quale scegliere in base alle marce?

Per ciò che concerne il cambio della bici elettrica, va detto che non si sono tutto sommato grosse differenze con le marce della bici muscolari. Il maggior livello tecnologico, tipico delle e-bike, si palesa in modelli di ultima generazione, come il cambio automatico. Una volta settata la cadenza voluta, toccherà alla centralina gestire i rapporti. Il ciclista potrà godersi appieno il panorama, continuando a pedalare.

A cosa serve il computer di bordo?

Noto anche come console di comando, il computer di bordo di un’e-bike serve a controllarne lo stato e a settarne il comportamento. In commercio, se ne trovano svariati tipi, a partire dalla console analogica, contraddistinta dalla classica accensione e dall’interruttore volto a regolare il livello di intensità di assistenza (2 – 6 o più livelli). Non vi sono né luci, né tanto meno indicatori del livello di energia della batteria. Le console digitali presentano sull’apposita pulsantiera i tasti e gli indicatori luminosi, utilissimi quando si tratta di dare informazioni sul livello di carica della batteria, sull’accensione e su quel determinato livello di assistenza. Il display LCD, che equipaggia le ultime soluzioni, introduce tutta una serie di informazioni aggiuntive, come il GPS, il cardiofrequenzimetro, il paragone tra la velocità attuale e quelle media, l’orologio e la distanza percorsa.

Che velocità massima raggiunge una bici elettrica?

25 km/h.

Quali sono i freni migliori per la bici elettrica?

L’impianto frenante deve essere il top per gestire al meglio il peso maggiore dovuto alla presenza del motore elettrico e del pacco batterie. Data la massa maggiore dell’e-bike, più complessa da frenare, la potenza è il requisito indispensabile per i freni della bici elettrica. I freni V-brake, i più potenti tra quelli con pastiglie di gomma, sono il massimo negli ambienti pianeggianti, tipici delle città. Il motivo? La sicurezza che sono in grado di assicurare in frenata è di un certo livello. A fronte di precipitazione, fango e neve, però, le loro performance sono inferiori se rapportate a quelle dei freni a disco.

I freni a disco sono la soluzione più ideale per una bici elettrica, non solo perché garantiscono i migliori risultati anche in condizioni ambientali non ottimali, ma anche perché consentono la percorrenza per più chilometri, consumando assai meno.

Come scelgo il sellino?

Mai bollare come secondaria la scelta del sellino della bici elettrica. La scelta va fatta ina base alla conformazione fisica del ciclista. Quello da corsa non sarà il meglio in quanto a morbidezza, ma lo sarà in termini di leggerezza. Quello per mountain bike deve riuscire ad assorbire gli urti e le vibrazioni che verrebbero indirizzate per forza di cose al bacino. Non eccedere in morbidezza nella scelta del sellino è una decisione saggia, visto che si corre il rischio di andare incontro a problemi di postura e a dolori alla schiena.

Quali sono gli accessori consigliati e indispensabili?

Estendere le funzioni della bici elettrica, così come rendere più confortevole il suo utilizzo, è possibile mediante accessori ad hoc. Quali sono i migliori al momento in commercio? Vi sono borse in cuoio ed i ecopelle, comodissime quando si tratta di riporre come si deve l’e-bike pieghevole. Feedback positivo anche per i portapacchi, da mettere rigorosamente indietro quando li si trasporta. L’antifurto poi è essenziale nell’ottica della sicurezza. Le soluzioni incentrate sulla combinazione lucchetto-catena meritano menzione speciale. Le frecce, avvitabili direttamente sul manubrio, sono necessarie per una guida sicura.

Tassativamente evitare gli accessori speed tuning, perché sono illegali. La velocità massima del motore è pari a 25 km/h. Questi accessori riescono a portare la velocità oltre i 40 km/h perché ingannano la centralina.

Che ruote deve avere la bici che comprerò?

Rigidità è la parola chiave in una bicicletta elettrica, dato che l’incremento di peso minimizza i rischi di incorrere nelle fastidiose pizzicature. In particolare, la rigidità della spalla, vale a dire della parete esterna della gomma che si frappone al cerchione della ruota e al battistrada, è espressa in TPI, valore indicante il numero di fili per pollice. Sulla base del rapporto, viene fuori il livello di flessibilità, direttamente proporzionale alla scorrevolezza. Nel caso delle bici elettriche i copertoni hanno TPI bassi. Ciò vuol dire che essendo particolarmente rigidi, non sono affatto flessibili. In termini di scorrevolezza, il feedback è positivo. E se a questo aggiungiamo la durata maggiore rispetto alla media, l’impossibilità di bucare e il non doverle gonfiare, si capisce facilmente che le ruote è meglio se hanno gomme rigide.

Qual è il prezzo giusto di una bici elettrica buona?

Non vi è un prezzo giusta per inquadrare una bici elettrica di buona qualità e di pregevole fattura, in quanto al ricorso dei materiali costruttivi. Tuttavia, tra gli addetti ai lavori si è soliti sostenere che il prezzo di una bicicletta elettrica di buon livello deve essere sostanzialmente in linea con quella di una bici classica rientrante nella fascia di mercato top di gamma. Ciò significa che si va da un prezzo di 1.000 euro e poco più per i modelli entry level, tipici da impiegare in città, fino ad oltre 4.000 euro per le mountain bike che off-road danno davvero il meglio.

Conclusioni

Non c’è dubbio che i ciclisti professionisti, molti dei quali integralisti in senso positivo del termine, resteranno dell’idea che la bicicletta e il ciclismo sono fatti di duri allenamenti, dove fatica, sforzi e sudore si sprecano. Tuttavia, la suddetta nuova cultura non va affatto inquadrata in maniera negativa. Anzi, tutt’altro, visto e considerato che le potenzialità che la bicicletta elettrica ha nell’attirare nuovi ciclisti, beh, non sono poi così basse.